Orlando Furioso

Narrazione/lettura da Ariosto

 

 

La battaglia di Roncisvalle è stata un evento storicamente irrilevante. Anzi, neppure una battaglia vera a propria, ma un'imboscata. Eppure da quell'avvenimento microscopico si è scatenato, per insondabile capriccio della storia e della fantasia umana, un incendio sontuoso di narrazioni. A fomentarlo furono stratificate stirpi di saltimbanchi, menestrelli, cantastorie, trovatori, giullari, poeti.
L'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, per certi versi, si inserisce in tale antica tradizione: è un poema fra i tanti del ciclo carolingio. Anzi, è il seguito di un altro poema cominciato e rimasto incompiuto, l'Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo.
Per altri versi, invece, il poema di Ariosto sembra eludere qualunque tradizione e qualsiasi schema umano. Sembra l'opera di un'orda di folletti, coadiuvata da una equipe di fate sotto l'effetto di sostanze psicotrope.
È una danza scatenata di bizzarrie comiche e di dolcezze effervescenti, un'orgia di aurore boreali, una sabba angelico ed esilarante.
Simbolo del poema è l'ippogrifo, animale talmente assurdo che, a rigore, non potrebbe esistere neppure nella fantasia.